
Tornò in sé, trasalendo, e forzò la sua mente a ritornare al presente. Teorizzare era inutile, per il momento; doveva decidere se tornare indietro, e correre il rischio di cadere tra le braccia dei suoi persecutori, oppure attendere, finché il terreno si fosse asciugato, correndo il rischio di essere raggiunto dagli inseguitori. Era difficile stabilire quale fosse il rischio minore, ma si trattava di una scelta indispensabile.
Si avvicinò all’acqua, guardò con attenzione il liquido, poi lo colpì vigorosamente. Le lente ondate che percorsero la superficie del lago, più o meno placida, non lo interessavano; lo interessavano piuttosto le gocce che schizzarono dal lago. Guardò mentre esse schizzavano lentamente verso di lui, e con soddisfazione notò che anche le più grosse sparivano prima di tornare a raggiungere la massa liquida. Evidentemente il lago non sarebbe durato a lungo; e lui si preparò ad aspettare.
La brezza si accentuava, lentamente, man mano che le piante si destavano per il nuovo giorno. Poteva sentirne l’odore. Guardò ansiosamente gli effetti del fenomeno sul lago… non onde, ma i turbolenti vortici di superficie che indicavano il passaggio di colonne d’aria più riscaldata. Questo sarebbe stato il segno; da quel momento in poi, l’acqua avrebbe cominciato a ritirarsi regolarmente. La brezza manteneva respirabile l’atmosfera, evitando però di avvicinarsi troppo all’acqua… sì, ormai non ci sarebbe voluto molto; il punto in cui si trovava era al di sotto del livello massimo di alcune parti del lago. Si stava prosciugando.
