E dire che su Miranda anche i topi erano dimorfici, come tutto il resto. Alla fine del grande anno avrebbero nuotato nel grande oceano e sarebbero morti in gran numero, mentre i pochi sopravvissuti si sarebbero trasformati in… cercò di ricordare… piccole creature anfibie, come delle foche in miniatura. Si domandò se anche quella donnina cambiasse aspetto, col sopraggiungere delle maree?

— Non credere che non mi accorga del modo in cui ti approfitti di lei — sbottò con rabbia Ambryn. — La signorina Innocua Mansueta. Ti ho vista, sai, mentre nascondevi la salsiera d’argento.

— La stavo solo pulendo!

— Certo, la stavi pulendo, ma nella tua stanza!

Un velo di panico nello sguardo. — In ogni caso, ha detto che era mio.

— Quando? — ribatterono le altre due sorelle all’unisono con tono scandalizzato.

— Proprio ieri. Potete anche chiederglielo.

— Ma ricordate… — Lingore rivolse un’occhiata al burocrate e abbassò la voce, girandosi per dargli le spalle. — Ricordate che mamma ha detto che dovevamo dividerci l’argento in parti uguali. Lo ha sempre detto.

— È per questo che ti sei presa le molle dello zucchero? — domandò Ambryn con tono innocente.

— Non è vero!

— Invece sì.

Ascoltando con grande attenzione, il burocrate appoggio il bicchiere. Lo posò un attimino più forte di quanto non avesse inteso, e contemporaneamente udì il debole crac della porcellana che si crepava.

Grazie al suo ottimo udito, Esme fu l’unica sorella che se ne rese conto. Con un rapido quanto silenzioso cenno del capo, spazzò via i cocci e li sostituì con un altro piattino prima che qualcuno potesse accorgersi dell’accaduto.

— Dal momento in cui l’eredità di mamma sarà stata divisa — stava dicendo Ambryn — me ne andrò da questa casa e non vi rimetterò mai più piede. Per quel che mi riguarda, senza mamma non vi è alcuna famiglia, e non sono imparentata con nessuna di voi.



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