In un posto come questo, chissà, probabilmente sarebbero uscite mele con tanto di corna, pensò Leo vagamente isterico, o patate con occhi ammiccanti.

La ragazza con i capelli scuri si fermò un istante per sistemare un fagotto che teneva sotto il braccio… la mente di Leo si fermò del tutto: il fagotto era un bambino.

Un bambino vivo… (certo che era vivo, che cosa credeva? farneticò dentro di sé)… si sporse dal fianco di sua… madre, per occhieggiare con sospetto Leo-lo-sconosciuto, e rinforzò la presa a quattro mani sulla casa base, afferrando con gesto difensivo uno dei seni della ragazza come se temesse la concorrenza. — Aaargh — esclamò in tono aggressivo.

— Ehi! — La ragazza dai capelli neri rise, e con una delle mani inferiori, staccò le dita grassocce senza che per questo le mani superiori perdessero un solo colpo nell’applicare il sigillante attorno a uno stelo. Terminò con un rapido spruzzo di fissante da un tubetto che galleggiava accanto a lei, appena fuori della portata del piccolo.

La ragazza era snella e dall’aria sbarazzina e, agli occhi inesperti di Leo, meravigliosamente magica. I capelli corti e folti le incorniciavano il viso, terminando a punta sulla nuca. Ed erano tanto folti da richiamare alla mente di Leo il pelo di un gatto: si poteva accarezzare con un effetto calmante.

L’altra ragazza era bionda e non aveva bambini con sé. Fu la prima ad alzare lo sguardo, sorridendo. — Abbiamo compagnia, Claire.

Il viso della ragazza bruna si illuminò di piacere e lei arrossì. — Tony! — esclamò felice, e Leo si rese conto di avere ricevuto solo una minima parte di quella radiosa espressione rivolta al suo vero destinatario.



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