Fece una pausa. La tensione aumentò, nella Sala del Cielo. Clawly proseguì: — È questo fenomeno sconosciuto, signori, che io ritengo una minaccia alla sicurezza del mondo, e che richiede le ricerche più immediate e accurate. Le conseguenze sono ovvie, benché sbalorditive.

Lo stato di tensione rimase, ma Conjerly, lentamente, si alzò in piedi. Il suo corpo robusto, l’ampio torace e la testa calva, i suoi lineamenti impassibili, creavano uno stridente contrasto di fronte alla persona di Clawly, dal volto nervoso, mobile e ironico.

La voce di Conjerly giunse come una frustata, l’ira evidente in essa diede maggior peso all’autorità di quell’uomo.

— È passato molto tempo dall’Alba della Civiltà, signori. Quasi tutti ormai pensavano che non sarebbe più stato necessario combattere con l’antico nemico della civiltà, la superstizione. Ma sono costretto, purtroppo, a concludere il contrario, dopo avere ascoltato, questo signore, al quale abbiamo accordato il privilegio di una udienza, che bellamente avanza teorie di possessione demoniaca per spiegare casi di amnesia e di mancato riconoscimento. — Fissò Clawly. — A meno che io non vi abbia del tutto frainteso.

Clawly scosse decisamente il capo.

— No. Sono convinto… posso dirlo chiaramente… che menti straniere stanno impadronendosi delle menti dei nostri cittadini, che esse stanno infiltrandosi sulla Terra, cercando di stabilire tra noi una testa di ponte. In quanto alla loro identità, alla loro natura e alla loro origine… non posso dare una risposta, ma solo ricordare che gli studi di Thorn sui paesaggi dei sogni mostrano un mondo stranamente simile al nostro, e stranamente distorto. Ma la segretezza di cui circondano gli invasori porta a concludere che il loro scopo sia ostile… o, perlomeno, equivoco. E non ho bisogno di ricordarle che, nell’era dell’energia subtronica, la presenza di un gruppo ostile, anche ridottissimo, può costituire una minaccia per la stessa esistenza della Terra.



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