L’uomo dai quattro occhi consultò il libriccino. — Vorrei che m’indicaste un albergo, luogo di ristoro, taverna, una…

— Sì, va bene, venite — tagliò corto. Raccolse uno dei fagotti e si allontanò rapido, seguito, dopo un momento di esitazione, dallo straniero.

Un pensiero si affacciò alla mente di Hugh: portare tanto facilmente lo straniero al Tamburo Rotto era un colpo di fortuna che probabilmente gli sarebbe valso una ricompensa da parte di Ymor. Tuttavia, malgrado la sua nuova conoscenza si mostrasse assai mite, c’era in lui qualcosa che lo metteva a disagio, ma non sapeva dire cosa. Non si trattava dei due occhi supplementari, per quanto strani. C’era dell’altro. Si guardò indietro. L’ometto camminava in mezzo alla strada e girava lo sguardo intorno con espressione attenta.

Hugh vide un’altra cosa che quasi gli mozzò il fiato: la massiccia cassa di legno che aveva visto depositata sul molo, stava seguendo il suo proprietario a un’andatura appena oscillante. Lentamente, nel caso un movimento improvviso da parte sua potesse spezzare il suo fragile controllo sulle sue stesse gambe, Hugh si chinò a guardare sotto la cassa.

Vide una quantità di gambette.

Si voltò e prese a camminare con cautela verso il Tamburo Rotto.


— Strano — osservò Ymor.

— Lui aveva questa grossa cassa di legno — aggiunse Wa lo Zoppo.

— Doveva essere un mercante o una spia — disse Ymor.

Tirò via un pezzetto di carne dalla cotoletta che teneva in mano e lo gettò in aria. Non aveva ancora raggiunto l’apice della curva che una forma scura staccatasi dall’ombra nell’angolo della stanza calò rapida e afferrò il boccone a mezz’aria.

— Un mercante o una spia — ripeté Ymor. — Preferirei una spia. Una spia vale il doppio, perché c’è sempre una ricompensa da riscuotere quando la consegniamo. Che ne pensi, Giunco?



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