
«Aye» gli fece eco Mollander. «E poi ci vuole un uomo per fare una donna. Vieni con noi, Pate. Il vecchio Walgrave si sveglia al sorgere del sole. Avrà bisogno di te per andare alla latrina.»
"Ammesso che oggi si ricordi chi sono." L’arcimaestro Walgrave non aveva alcun problema nel riconoscere i corvi, ma non era altrettanto bravo con le persone. Certi giorni confondeva Pate con qualcuno di nome Cressen.
«Non subito» disse Pate agli amici. «Io resto un altro po’.» Non era ancora l’alba. L’alchimista poteva ancora arrivare e in quel caso Pate voleva essere là ad attenderlo.
«Come vuoi» disse Armen.
Lanciò a Pate una lunga occhiata, poi si mise l’arco sull’esile spalla e seguì gli altri verso il ponte. Mollander era così ubriaco da essere costretto a camminare appoggiando una mano sulla spalla di Roone per non cadere. La Cittadella non era lontana, a patto di essere un corvo, solo che nessuno di loro lo era, e Vecchia Città era un vero e proprio labirinto, tutta vicoli, stradine incrociate le une con le altre e strette strade tortuose.
«Sta’ attento» Pate udì Armen dire mentre le nebbie del fiume inghiottivano i quattro giovani apprendisti maestri. «La notte è umida e i ciottoli sono scivolosi.»
Dopo che se ne furono andati, Leo il Pigro lanciò a Pate uno sguardo tetro dall’altra parte del tavolo. «Che tristezza. La Sfinge se n’è andato con tutto il suo argento, abbandonandomi qui con Pate il Macchiato, il ragazzo maiale.» Si stiracchiò, sbadigliando. «Dimmi un po’, come sta la nostra piccola, adorata Rosey?»
«Dorme» rispose seccamente Pate.
«Nuda, senza dubbio.» Leo sogghignò. «Pensi che valga davvero un dragone d’oro? Un giorno o l’altro dovrò scoprirlo.»
Pate fu abbastanza furbo da non rispondere.
A Leo non serviva una risposta. «Immagino che dopo averle dato una ripassata, il suo prezzo crollerà, e anche i ragazzi maiale se la potranno permettere. Dovresti ringraziarmi.»
