
Connie Willis
Il fattore invisibile
PARTE PRIMA
Inizio
HULA-HOOP (MARZO 1958 – GIUGNO 1959)
Prototipo di tutte le mode commerciali, il cui fenomenale successo non si è mai più ripetuto. Nato come cerchio di legno per esercizi ginnici nelle palestre australiane, l’hula-hoop fu riprogettato in plastica di colori sgargianti dalla Wham-O e venduto per $1.98 ad adulti e ragazzini. Monache, Red Skelton, geishe, Jane Russell e la regina di Giordania facevano girare l’hula-hoop muovendo i fianchi; persone meno note si lussarono le anche, si slogarono il collo e si procurarono l’emia del disco. Russia e Cina lo misero al bando come esempio di cultura capitalista, una squadra di esploratori belgi ne portò venti al polo Sud (per darli ai pinguini?) e in tutto il mondo se ne vendettero più di cinquanta milioni di esemplari. Passò di moda con la stessa rapidità con cui si era diffuso.
È quasi impossibile individuare con esattezza l’inizio di una moda. Quando una tendenza comincia a sembrare una moda, ormai non ha più origini chiare e il tentativo di rintracciarle nel passato risulta di gran lunga più difficile che non, poniamo, trovare le sorgenti del Nilo.
In primo luogo una moda ha probabilmente più sorgenti, e in secondo luogo riguarda il comportamento umano. Speke e Burton dovettero vedersela con coccodrilli, rapide, mosche tse-tse e nient’altro. In terzo luogo, sappiamo qualcosa di come si comportano i fiumi… per esempio, scorrono a valle. Le mode sembrano sgorgare dal nulla già bell’e fatte e senza una buona ragione. Per esempio, il salto da un ponte, appesi a un cavo elastico. E le lampade psichedeliche.
