
Era ottobre. Il due di ottobre, un lunedì. Le nove del mattino. Mi trovavo nel laboratorio di statistica, alla HiTek. Ero alle prese con una scatola di ritagli sulla moda dei capelli corti alla maschietta. A proposito, mi chiamo Sandra Foster, lavoro alla HiTek, dipartimento Ricerca e Sviluppo. Ho passato tutta la settimana a esaminare giornali ingialliti e copie del “Saturday Evening Post” e del “Delineator” del 1920, risalendo faticosamente agli inizi della moda dei capelli corti, alla ricerca di ciò che ha indotto ogni donna d’America a tagliarsi da un giorno all’altro “l’onor del capo”, malgrado la pressione sociale, i sermoni intimidatori e quattromila anni di chiome lunghe.
Avevo raccolto un numero infinito di nuovi ritagli; avevo evidenziato riferimenti, articoli di riviste e inserzioni pubblicitarie; li avevo datati; li avevo raggruppati in categorie. Flip mi aveva rubato la cucitrice, avevo terminato le clips e Desiderata non era riuscita a trovarne altre, così mi ero rassegnata ad ammucchiare in bell’ordine i ritagli nella scatola che ora cercavo di portare nel laboratorio.
La scatola pesava ed era stata fabbricata dalla stessa gente che confeziona sacchetti di carta al supermercato; perciò, quando l’avevo mollata a terra, fuori del laboratorio, per aprire la porta chiusa a chiave, si era lacerata sul fianco. Mentre la portavo, un po’ reggendola e un po’ trascinandola, a uno dei banchi per togliere le pile di ritagli, il fianco cominciò a cedere del tutto.
Una valanga di pagine di rivista e di articoli di giornale si riversò dalla scatola prima che potessi ricacciarla dentro: mentre cercavo di tenere fogli e scatola, Flip aprì la porta ed entrò con aria disgustata. Aveva rossetto nero sulle labbra, prendisole nero e microgonna di pelle nera; portava una scatola grossa più o meno come la mia.
— Non sono tenuta a consegnare pacchi — disse. — Tocca a lei andarseli a prendere nella sala posta.
