Alle cinque meno cinque tutto il pavimento del laboratorio era coperto di mucchietti e Flip non era ancora tornata. Muovendomi con attenzione fra i mucchietti, andai a dare un’altra occhiata al pacco. Biologia era proprio dall’altra parte del complesso, ma non potevo farci niente. Sulla scatola c’era scritto DEPERIBILE, e anche se la mancanza di responsabilità è la tendenza più in voga degli anni Novanta, ancora non si è diffusa in tutta la società. Presi il pacco e andai dalla dottoressa Turnbull.

La scatola pesava una tonnellata. Dopo due piani di scale e quattro corridoi, mi era diventato chiarissimo il motivo per cui la mancanza di responsabilità avesse attecchito così bene. Almeno, mi consolai, visitavo una parte dell’edificio che di solito non frequentavo. Non sapevo con esattezza dove si trovasse Biologia, sapevo solo che era al pianterreno. Ma di sicuro andavo nella direzione giusta. L’aria era più umida e si sentivano deboli rumori di zoo. Seguii i rumori giù per un’altra rampa di scale e per un lungo corridoio. Naturalmente l’ufficio della dottoressa Turnbull era proprio in fondo.

La porta era chiusa. Presi la scatola con l’altro braccio, bussai e aspettai. Nessuna risposta. Cambiai ancora posizione alla scatola, tenendola appoggiata contro la parete, puntellata sul mio fianco, e provai la maniglia. La porta era chiusa a chiave.

L’ultima cosa che volevo era riportare la scatola nel mio ufficio e cercare un frigorifero. Guardai la fila di porte nel corridoio. Erano tutte chiuse, presumibilmente a chiave, ma da quella al centro della fila di sinistra trapelava una luce.

Ripresi la scatola, che diventava di minuto in minuto sempre più pesante, andai alla porta da cui filtrava la luce e bussai. Nessuna risposta. Ma quando provai la maniglia, la porta si aprì e rivelò una giungla di videocamere, apparecchiature per computer, scatoloni aperti e cavi che correvano da tutte le parti.



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