Algis Budrys

Il giudice

Nella tarda mattinata, poco prima di mezzogiorno, Samson Joyce sedeva in una sedia pieghevole situata dietro l’alto seggio di granito dei giudici che fronteggiava la piazza. Tra pochi minuti avrebbe salito i gradini per raggiungere la sommità dalla quale si sarebbe affacciato e, in piedi dietro il solido parapetto, avrebbe guardato il recinto degli Imputati nella piazza. In questo momento stava controllando la sua pistola.

Toccò il cursore, guardò la culatta che si apriva e l’estrattore che avanzava con la sua punta di metallo. L’otturatore si ritrasse con uno scatto, esitò, e scattò in avanti. Prese uno straccio di seta e tolse l’olio in eccesso, spargendolo in uno strato sottile ed uniforme sul metallo. Tolse le cartucce dal caricatore, oliò il meccanismo, e ricaricò. Fece tutto questo con la cura paziente che gli veniva da una lunga pratica.

Il sole aveva giocato per tutta la mattina tra le nuvole, e a tratti soffiava un leggero vento. Gli stendardi e le bandiere delle famiglie si agitavano irrequiete. La giornata era incerta.

Quella pistola era la sua preferita: una Grennel 15 mm a gas che aveva fin dai tempi in cui era stato Giudice Aggiunto ad Utica. Si adattava perfettamente alla sua mano, dopo tutti quegli anni, Non era una di quelle anticaglie ingioiellate, placcate e incise che ci si poteva aspettare di vedergli usare nei grandi processi di New York o Buffalo. Era semplicemente una pistola: svolgeva la funzione per cui era stata costruita, con efficienza e precisione, e la usava ogni volta che gli era possibile. Non era niente di speciale, ma non falliva mai.

Si accigliò, guardandola. Era turbato da sciocchi sentimenti che avrebbe preferito non provare affatto.

Un tempo, quando era stato un ventenne, aveva guardato avanti. Ora aveva più di cinquant’anni e, quando volgeva lo sguardo dietro di sé, ciò che vedeva era un po’ meno soddisfacente di quanto si fosse aspettalo.



1 из 45