— Non vi sembra, Giudice Joyce, che questi dati statistici potrebbero verificarsi anche senza l’intervento della Volontà Divina?

Joyce lo fissò, ma Kallimer non gli diede la possibilità di parlare.

— Inoltre, Joyce, il popolo ha il diritto di portare armi? Voglio dire, riuscite ad immaginare un Imputato che sia in grado di maneggiare e sparare con un’arma automatica? La risposta… siete stato voi a chiedermelo… la risposta è no.

— E ancora: si è mai sentito che Il Messire abbia cambiato un verdetto di «Non Colpevole»?

Joyce si adirò. — Non più di una volta nello stesso anno!

Kallimer storse la bocca. — Lo so. Ma succede. E allora spiegatemi questo: come si concilia la Volontà Divina con il fatto curioso che i verdetti di «Completamente Colpevole» e «Non Colpevole» non vengono mai cambiati, né lo sono mai stati, anche se Il Messire sa quanto ci siamo andati vicini oggi? Sostenete forse che in questi casi, tutti i Giudici vissuti fino ad ora abbiano sempre avuto ragione? State cercando di insinuare che i comuni mortali sono infallibili, una prerogativa che è soltanto del Messire?

Il viso di Kallimer era carico di emozione, e Joyce ebbe la netta impressione che il Giudice Aggiunto stesse parlando con foga eccessiva; ma la sua voce era sempre controllata.

— Signor Joyce, se non riuscite a capire dove voglio arrivare, mi spiace. Ma state certo che qualcuno tra la folla, dopo tanti anni, l’ha finalmente capito. Qualcuno che non aveva paura del Messire. — Kallimer girò la testa di scatto e guardò dal finestrino l’Hudson che scorreva come un nastro d’argento molto più in basso, mentre il treno si dirigeva verso la sponda orientale. — Non sono sicuro che Pedersen non avesse ragione nel voler estrarre la sua arma. E signor Joyce, se quello che ho detto non vi ha scosso, credo che avrebbe dovuto scuotervi, invece.



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