Erich rise, questa volta in modo più sollevato, e venne verso di noi. Nel tragitto si fermò accanto al Ragazzo, gli strinse la spalla e lo fissò negli occhi.

— Così, sei riuscito a procurarti una bella cicatrice — disse.

L’altro non cercò di sottrarsi alla stretta, ma non sollevò lo sguardo. Erich proseguì fino a noi. Sid stava accorrendo presso il Ragazzo, e, mentre passò accanto a Erich, gli disse in tono faceto, ammonendolo col dito: — Briccone! — L’istante successivo stavo abbracciando Erich nel modo “Sei tornato a casa, finalmente!” e lui mi baciava fino a togliermi il respiro e mi diceva: — Liebchen! Doppchen! — che a me piace molto, perché amo davvero Erich e sono una brava amante e anch’io sono un Doppelgänger esattamente come lui.

Ci eravamo appena staccati l’uno dall’altra per tirare il fiato (e com’erano belli i suoi occhi azzurri su quel viso preoccupato) quando si udì un tonfo sordo alle nostre spalle. Terminata la tensione, Doc era scivolato dal suo sgabellone, al banco del bar, e il cappello a cilindro gli era calato fino agli occhi. Ci voltammo verso di lui, con l’intenzione di prenderlo in giro, ma Maud lanciò un urlo e indicò il Romano. Ci accorgemmo allora che Marcus, continuando a camminare, era giunto all’altezza del Vuoto: ora, anche se stava ancora muovendo le gambe regolarmente, non riusciva più ad avanzare nemmeno di un passo (com’era prevedibile) e la sua uniforme nera cominciava a confondersi nel grigiore indistinto del Vuoto, che è un grigiore totalmente mentale.

Maud e Beau corsero immediatamente a ripescarlo, la qual cosa, a volte, può risultare piuttosto complicata. Il piccolo giocatore professionista aveva ripreso la sua disinvolta efficienza. Sid, da distanza, dirigeva i loro progressi.



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