Gene Wolfe

Il miracolo nei tuoi occhi

«Io non ricordo chi sia costui.»

— Anatole France, Il Prefetto della Giudea.

Vincitore di due premi Nebula (nel 1974 con «The Death of Dr. Island» e nel 1982 con il romanzo L’artiglio del conciliatore) e autore dell’acclamatissimo ciclo del Nuovo Sole, Gene Wolfe è indubbiamente uno tra i massimi talenti della sf odierna.

Questo romanzo breve, una storia calda e sensibile, perfetta dal punto di vista stilistico, narra di un ragazzo con strani poteri che è un reietto in mondo futuro irregimentato in un apparente utopia. Una trama che suona familiare forse, ma vedrete quali sorprese è in grado di produrre Wolfe partendo da questi triti elementi.


Little Tib sentì arrivare il treno quand’era ancora molto lontano, e a udirlo furono i suoi piedi. Uscì dai binari e si fermò su una traversina di cemento, in ascolto. Poi appoggiò un orecchio su uno di quei nastri senza fine e lasciò che la canzone dell’acciaio si facesse vicina, sempre più vicina. Soltanto quando cominciò a sentir tremare il terreno rialzò la testa e scese giù dalla scarpata fra le lunghe erbe spinose, tastando il suolo davanti a sé con il bastone.

La cima del bastone produsse uno sciacquio. Lui non poté udirlo perché il rumore del treno era diventato un ruggito tonante; ma conosceva quel contatto, l’ingannevole sensazione di resistenza che il liquido trasmetteva all’esplorazione del bastone. Si chinò a tastare il punto in cui avrebbe potuto poggiare le ginocchia e lo sentì sgombro. C’era del terricio ma niente vetri rotti. In ginocchio annusò l’acqua: sapeva di buono ed era fresca sotto le dita, così bevve piegandosi sulla superficie e succhiandola con le labbra, poi se ne spruzzò un poco sul viso e sul collo.

— Ehi! — lo chiamò una voce autoritaria. — Ehi tu, ragazzo!



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