"La Terra ha bisogno di legno, ne ha un bisogno disperato. Noi troviamo il legno su New Tahiti. E così… diventiamo boscaioli. Vedete, la cosa che ci rende diversi è che con voi, in realtà, la Terra non viene davanti a tutto il resto. Con me, sì, invece."

Kees lo guardò di traverso, con quei suoi occhi azzurri, grossi come palle da golf.

— Davvero? Voi desiderate trasformare questo mondo in un’immagine della Terra, eh? Un deserto di cemento?

— Quando dico "Terra", Kees, voglio dire le persone. Voi vi preoccupate dei cervi e degli alberi e dell’erba-fibra: benissimo, è il vostro mestiere. Ma io preferisco vedere le cose in prospettiva, dalla cima: e la cima, vedete, sono gli uomini. Noi siamo qui, ora; e perciò questo mondo viaggerà alla nostra maniera. Che vi piaccia o no, si tratta di una realtà che voi dovete affrontare; è il modo in cui vanno le cose, semplicemente. Sentite, Kees, io andavo a prendere l’elicottero per recarmi alla Centrale a dare un’occhiata ai nuovi arrivi. Volete venire con me?

— No, grazie, capitano Davidson — disse lo specialista, e si avviò verso la baracca del Laboratorio.

Era davvero arrabbiato. Tutto sconvolto per quei maledetti cervi. Grandi animali, certo. Nei vividi ricordi di Davidson ricomparve il primo che aveva visto, lì sulla Terra di Smith: un’immensa sagoma rossa, alta due metri alla spalla, con una corona di stretti palchi dorati; una bestia veloce e coraggiosa, il miglior animale da caccia che si possa immaginare.

Sulla Terra usavano robocervi perfino nei parchi delle Montagne Rocciose Superiori e dell’Himalaya, oggigiorno, e i cervi veri erano quasi spariti. Quelle bestie erano il sogno di qualsiasi cacciatore. E dunque finivano cacciate. Oh, diavolo, perfino i creechie selvatici davano loro la caccia, con quei loro schifosi piccoli archetti.



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