— Preferirei togliermeli dai piedi, capitano.

— I creechie? Che cosa intendi dire, Ok?

— Semplicemente di lasciarli andare. Non riesco a ottenere abbastanza lavoro da loro, alla segheria, per compensare quello che mangiano. O per compensare il maledetto grattacapo che sono. Non lavorano, e basta.

— No, lavorano se sai farli lavorare. Hanno costruito il campo.

Il volto di ossidiana di Oknanawi era arcigno. — Be’, voi dovete avere il tocco magico con i creechie, credo. Io non l’ho. — Tacque. — In quel corso di Storia Applicata che ho fatto nell’addestramento per Oltre-spazio, dicevano che lo schiavismo non ha mai funzionato. Era antieconomico.

— Giusto, ma qui non si tratta di schiavismo, Ok, ragazzo mio. Quando allevi mucche, lo chiami schiavismo? No. E il sistema funziona.

Impassibile, il caposquadra annuì; ma disse: — Sono troppo piccoli. Ho cercato di affamare quelli più intrattabili. Ma si limitano a starsene immobili e a lasciarsi morire di fame.

— Sono piccoli, certo, ma non devi lasciarti fregare da loro, Ok. Sono duri; hanno una resistenza terribile; e non provano il dolore come gli uomini. Questa è la parte che tu dimentichi, Ok. Tu pensi che colpirne uno sia come colpire un bambino, più o meno. Credimi, è invece come colpire un robot, per quello che sentono. Senti, tu ti sei fatto qualcuna delle femmine, e sai che ti danno l’impressione di non provare nulla, né piacere né dolore, si limitano a starsene lì come materassi, qualunque cosa uno faccia. E tutti i creechie sono uguali. Probabilmente hanno nervi più primitivi di quelli dell’uomo. Come i pesci.

"Senti, te ne racconto una da far rizzare i capelli, a questo proposito. Quando ero alla Centrale, prima di venire qui, uno dei maschi domestici mi ha attaccato, una volta. Sì, lo so, ti dicono che non lottano mai, ma quello è impazzito, ha perso le rotelle, e per fortuna non era armato, altrimenti mi avrebbe ucciso. Sono stato costretto quasi a ucciderlo, perché si decidesse anche solo a fermarsi. E continuava a saltarmi addosso.



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