
Alcuni mesi dopo a Parigi decisi di andare a fondo nella mia ricerca. Delle poche notizie che avevo tratto dal libro francese, mi rimaneva il riferimento alla fonte, eccezionalmente minuto e preciso:
«Vetera analecta, sive collectio veterum aliquot opera et opusculorum omnis generis, carminum, epistolarum, diplomaton, epitaphiorum, et, cum itinere germanico, adaptationibus aliquot disquisitionibus R.P.D. Joannis Mabillon, Presbiteri ac Monachi Ord. Sancti Benedicti e Congregatione S. Mauri. — Nova Editio cui accessere Mabilonii vita et aliquot opuscula, scilicet Dissertatio dePane Eucharistico, Azymo et Fermentatio, ad Eminentiss. Cardinalem Bona. Subjungitur opusculum Eldefonsi Hispaniensis Episcopi de eodem argumentum Et Eusebii Romani ad Theophilum Gallum epistola, De cultu sanctorum ignotorum, Parisiis, apud Levesque, ad Pontem S. Michaelis, MDCCXXI, cum privilegio Regis.»
Trovai subito i Vetera Analectaalla biblioteca Sainte Geneviève, ma con mia grande sorpresa l’edizione reperita discordava per due particolari: anzitutto l’editore, che era Montalant, ad Ripam P.P. Augustinianorum (prope Pontem S. Michaelis) e poi la data, di due anni posteriore. Inutile dire che questi analectanon contenevano alcun manoscritto di Adso o Adson da Melk — e si tratta anzi, come ciascuno può controllare, di una raccolta di testi di media e breve lunghezza, mentre la storia trascritta dal Vallet si estendeva per alcune centinaia di pagine. Consultai all’epoca medievalisti illustri come il caro e indimenticabile Etienne Gilson, ma fu chiaro che gli unici Vetera Analectaerano quelli che avevo visto a Sainte Geneviève. Una puntata all’Abbaye de la Source, che sorge nei dintorni di Passy, e una conversazione con l’amico Dom Arne Lahnestedt mi convinsero altresì che nessun abate Vallet aveva pubblicato libri coi torchi (peraltro inesistenti) dell’abbazia.
