
«Che cosa vedi, bambina mia?» chiese il nonno.
«Il fiume sta per portarseli via» disse la piccola Peggy.
«Speriamo di no».
La piccola Peggy si mise a piangere.
«Su, su, bambina mia» disse il nonno. «In fin dei conti, non è sempre una fortuna poter vedere così lontano, eh?»
La piccola Peggy scosse la testa.
«Ma forse finirà meglio di come pensi».
In quel preciso istante, Peggy scorse una delle fiammelle staccarsi dalle altre e turbinare via nell’oscurità. «Oh!» esclamò, tendendo la mano come per afferrare quella luce e rimetterla a posto. Ma non poteva, si capisce. Se il suo sguardo vedeva chiaro e lontano, il suo braccio arrivava molto più vicino.
«Sono perduti?» chiese il nonno.
«Uno» mormorò la piccola Peggy.
«Makepeace e gli altri non sono ancora arrivati?»
«In questo istante» disse la piccola Peggy. «La fune ha tenuto. Adesso sono al sicuro».
Il nonno non le chiese come facesse a saperlo, o che cosa vedesse. Si limitò a darle degli affettuosi colpetti sulla spalla. «Perché gliel’hai detto tu. Ricordatelo sempre, Margaret. Uno è perduto, ma se tu non li avessi visti e non avessi mandato qualcuno ad aiutarli, sarebbero potuti morire tutti quanti».
La piccola Peggy scosse la testa. «Avrei dovuto mandarli prima, nonno, ma’ mi ero addormentata».
«E te ne fai una colpa?»
«Avrei dovuto lasciare che Maria la Sanguinaria mi beccasse, e allora papà non si sarebbe arrabbiato, e non me ne sarei andata nel deposito sulla sorgente, e non mi sarei addormentata, e avrei potuto mandargli qualcuno prima…».
«Tutti quanti potremmo attaccare le colpe una in fila all’altra come margherite, Maggie. Ma non ha senso».
Lei però sapeva che un senso ce l’aveva, eccome. Non puoi dare a un cieco la colpa di non averti avvertito se stavi per pestare un serpente… ma a uno che ci vede e non ti dice niente, sicuramente sì.
