
L’assenza improvvisa del rumore mi indusse a darmi un’occhiata alle spalle…
Lei indossava una guaina di velo chiusa al collo e ai polsi da spilli enormi (oh così elegantemente al limite del buon gusto), il braccio sinistro era nudo, il destro coperto di chiffon che sembrava vino. Aveva bevuto molto più di me. Ma una dimostrazione così ostentata della comprensione di simili sottigliezze era assolutamente fuori luogo in un posto simile. La gente ostentava di non accorgersene.
Lei si indicò il polso: l’unghia color sangue segnò un frammento gialloarancio nel fermaglio d’ottone del braccialetto. — Sa che cos’è questo, Mr. Eldrich? — domandò; e nello stesso tempo il velo che le copriva la faccia si schiarì, e i suoi occhi erano di ghiaccio; le sopracciglia, nere.
Tre pensieri; (Uno) È una dama alla moda, poiché arrivando da Bellona avevo letto il servizio di Delta sulle «stoffe che sbiadiscono», in cui il colore e l’opacità erano controllati da ingegnose gemme portate al polso. (Due) Durante il mio ultimo transito dalla città, quando ero più giovane ed Herry Calamine Eldrich, non avevo fatto niente di troppo illegale (anche se uno poi si dimentica di queste cose); non credevo ancora di poter finire al fresco per più di trenta giorni per quello che avevo fatto sotto quel nome. (Tre) La pietra che lei indicava…
— …Diaspro? — chiesi.
Lei attendeva che io dicessi di più; io attendevo che lei mi desse motivo di lasciar capire che sapevo cosa stava aspettando (quand’ero al fresco, Henry James era stato il mio autore preferito. Davvero.)
— Diaspro — confermò lei.
— …Diaspro… — Io riaprii l’ambiguità che lei si era prodigata per dissipare.
— Diaspro… — Ma lei stava già esitando, sospettando che io sospettassi che la sua certezza era infondata.
