
— Be’, ero già a metà della piazza, Milord. Era molto meno pericoloso saltargli addosso che voltarsi e scappare. Comunque avrebbe avuto tutto il tempo per prendermi di mira.
— Ma così facendo non gli hai dato il tempo di prendere di mira un’altra dozzina di persone presenti. Un’arma ad aghi automatica è un brutto affare. — Miles annuì brevemente.
— Un’arma sporca, Milord.
Nonostante la sua stazza, Roic tendeva a farsi prendere dalla timidezza in presenza di qualcuno di classe superiore, il che purtroppo accadeva quasi sempre al servizio dei Vorkosigan. Ma siccome la timidezza si presentava in superficie come stolidità, generalmente passava inosservata.
— Sei un armiere Vorkosigan — affermò Miles con fermezza. — Lo spirito del generale Piotr è intessuto nella tua uniforme, e sarai tu a impressionare loro.
Il rapido sorriso con cui Roic accettò quelle parole fu più frutto della gratitudine che della convinzione. — Vorrei tanto avere incontrato suo nonno, Milord. Dalle storie che raccontano su di lui, doveva essere un grand’uomo. Mia madre dice che il mio bisnonno lo ha servito sulle montagne durante l’occupazione cetagandana.
— Ah! E ti ha raccontato qualche storia su di lui?
Roic scrollò le spalle. — Mi ha detto soltanto che è morto per le radiazioni dopo la distruzione di Vorkosigan Vashnoi. Però anche lei non ne sapeva molto di più.
— Peccato.
Al termine del corridoio apparve il tenente Smolyani che si mise alla testa del gruppetto. — Siamo agganciati alla Prince Xav, Lord Ispettore Vorkosigan. Il collegamento di trasferimento è già pronto per riceverla a bordo.
