ALGIS BUDRYS


INCOGNITA UOMO


(Who?, 1965)

CAPITOLO I

Era notte fonda. Il vento soffiava dalla parte del fiume, sibilando tra le strutture d'acciaio dei ponti, e le banderuole che si trovavano sui tetti dei vecchi edifici oscuri indicavano il nord.

Il sergente della Polizia Militare che si trovava in servizio aveva schierato il suo plotone sui due lati della strada sassosa. La strada era bloccata da una muraglia dall'aria antica, nella quale si apriva un passaggio, chiuso in quel momento da sbarre di legno. I fari delle jeep della Polizia Militare e della guida interna del Governo Alleato illuminavano gli elmetti a prova di pallottola dei soldati in attesa. Sopra di loro si trovava un cartello:


STATE ABBANDONANDO LA ZONA ALLEATA STATE ENTRANDO NELLA ZONA SOCIALISTA SOVIETICA

All'interno dell'automobile Shawn Rogers era seduto, in attesa, in compagnia di un rappresentante del Ministero degli Esteri degli Alleati. Rogers era a capo della Sicurezza, in quel settore della Zona di Frontiera Centro-Europea amministrato dagli Alleati. Stava aspettando pazientemente, e i suoi occhi verdi erano fissi nelle tenebre.

Il rappresentante del Ministero degli Esteri diede una occhiata all'orologio d'oro che portava al polso.

«Saranno qui, con lui, entro un minuto.» Tamburellò con la punta delle dita sulla superficie levigata della valigetta diplomatica. «Se rispettano gli orari.»

«Lo faranno» disse Rogers «sono fatti così. Lo hanno trattenuto per quattro mesi, ma adesso arriveranno al momento giusto, per dimostrare la loro buona fede.» Guardò fuori dal finestrino, al di là delle spalle del silenzioso conducente, verso il muro. Le guardie di confine sovietiche, che si trovavano dall'altra parte… slavi e asiatici, che indossavano divise informi… stavano ignorando il plotone alleato. Erano tutti intorno a un falò, acceso vicino alla postazione principale, e tendevano le mani verso la fiamma per riscaldarsi. Le pesanti mitragliatrici, che pendevano dalle loro spalle, avevano un aspetto ingombrante e poco efficiente. Tutte le guardie di frontiera comuniste parlavano e scherzavano tra di loro, senza degnare di un'occhiata il confine.



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