I pioli distavano mezzo metro l'uno dall'altro e in principio Mercer li fece due per volta. Non trascurò comunque di contarli, e quando fu arrivato a duecento cominciò a provare una sensazione di peso. Il moto rotatorio di Rama cominciava a fare effetto.

Al quattrocentesimo piolo giudicò che il proprio peso doveva essere arrivato ai cinque chili, il che non costituiva un problema, ma diventava sempre più difficile credere di arrampicarsi quando si sentiva fermamente attratto all'insù.

Al cinquecentesimo piolo fece sosta. Sentiva i muscoli delle braccia reagire al lavoro cui non erano abituati, anche se era l'attrazione di Rama a fare la fatica maggiore e a lui bastava solo mantenersi nella stessa direzione.

— Tutto bene, Comandante — disse. — Siamo a metà scala. Joe, Will, tutto a posto?

— Io sto benone. Perché ti sei fermato? — disse Calvert.

— Anch'io sto bene — aggiunse Myron. — Ma state attenti all'effetto di Coriolis, comincia a crescere.

Anche Mercer se ne era accorto. Quando staccava la mano da un piolo aveva la tendenza a fluttuare verso destra. Sapeva benissimo che questo era un effetto della rotazione di Rama, ma sembrava come se una forza misteriosa volesse spingerlo via dalla scala.

Forse era venuto il momento di cominciare a procedere coi piedi in avanti, visto che il giù cominciava ad avere un senso. C'era però da correre il rischio di un momento di disorientamento.

— Attenzione. Mi capovolgo.

Afferrandosi saldamente al piolo fece forza con le braccia per compiere un arco di centottanta gradi, e si trovò accecato per un breve istante dalle lampade dei suoi compagni. Lontano, in alto, scorgeva un debole bagliore sull'orlo del dirupo. Sullo sfondo luminoso spiccavano le sagome di Norton e della squadra di appoggio che lo, osservavano attentamente. Parevano piccoli e lontanissimi, e lui agitò la mano per rassicurarli.



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