Anne rice

Intervista col vampiro

A Stan Rice, Carole Malkin e Alice O’Brien Borchardt

PARTE PRIMA

«Capisco…» disse pensieroso il vampiro, poi attraversò lentamente la stanza fino alla finestra. Qui restò a lungo, in piedi, contro la luce fioca di Divisadero Street e i bagliori intermittenti del traffico. Adesso il ragazzo riusciva a distinguere più chiaramente l’arredamento della stanza, il tavolo rotondo di quercia, le sedie. E su una parete, un lavandino e uno specchio. Posò la cartella sul tavolo e aspettò.

«Quanto nastro hai con te?» chiese il vampiro voltandosi, così che il ragazzo ora ne poteva scorgere il profilo. «Ce n’è abbastanza per la storia di una vita?»

«Certo, se è una bella vita. A volte, quando mi va bene, intervisto anche tre o quattro persone in una notte. Ma dev’essere una bella storia. Mi pare corretto, no?»

«Molto» rispose il vampiro. «Quand’è così, desidero raccontarti la storia della mia vita. Lo desidero veramente».

«Perfetto» disse il ragazzo. Estrasse rapidamente il piccolo registratore dalla cartella e controllò cassetta e batterie. «Sono proprio impaziente di sentire che cosa glielo fa credere, perché lei…»

«No» interruppe il vampiro. «Non possiamo cominciare così. Sei pronto col tuo apparecchio?»

«Sì».

«Allora siediti. Io accendo la lampada lassù».

«Pensavo che i vampiri non amassero la luce» intervenne il ragazzo. «Non crede che il buio aumenti l’atmosfera…» Poi si fermò. Il vampiro, con le spalle alla finestra, lo osservava. Il ragazzo non riusciva a decifrare l’espressione del suo viso: c’era qualcosa che lo inquietava in quella figura immobile. Di nuovo provò a dire qualcosa e rinunciò. Tirò un sospiro di sollievo quando il vampiro si diresse verso il tavolo e afferrò il cordone della lampada.



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