«No,» disse Gladys.

«Be’, comunque,» continuo l’altro, «questo tizio non fa altro che parlare del suo Peeps. Questo Peeps aveva scritto un libro, doveva essere spaventosamente lungo perché lui parla di tante cose. L’uomo di cui ti dicevo scrive il diario più meraviglioso. Siamo sempre felici, quando ce lo legge. Vedi, ci sembra quasi di vivere davvero là.»

L’autobus si fermò a un passaggio a livello e Vickers diede un’occhiata all’orologio. Sarebbero arrivati in città tra un’altra mezz’ora.

Era tempo sprecato, si disse. Qualunque idea avesse in mente Ann, sarebbe stato tempo sprecato, perché lui non poteva permettere che qualcosa interrompesse ciò che stava scrivendo. Non avrebbe dovuto neppure lasciarsi convincere a sprecare quel giorno.

E la sua mente aveva dimenticato l’autobus. Se Eb non gliel’avesse ricordato, lui avrebbe avuto una buona scusa per restare.

Dietro di lui, Gladys stava dicendo:

«Hai sentito di quelle nuove case che mettono in vendita adesso? Ne parlavo con Charlie l’altro giorno, e gli ho detto che dovremmo andare a sentire. Casa nostra sta andando in pezzi, vedi, e dovremo ridipingerla e farla riparare, ma Charlie afferma che quelle case sono una trappola per gonzi. Ha detto che nessuno offrirebbe case come quelle a simili condizioni se non ci fosse sotto un imbroglio. Charlie dice che lui è troppo furbo per farsi prendere in trappola con questa storia delle case. Mabel, tu le hai mica viste, o hai letto qualcosa…»

«Ti stavo dicendo,» insistette Mabel, «del gruppo di cui faccio parte io. C’è uno che finge di vivere nel futuro. Ora ti domando se non è tutta da ridere, questa. Immagina, uno che finge di vivere nel futuro…»



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