
La marea dei viaggiatori s’infrangeva contro i cavalieri come un’ondata contro uno scoglio, dividendosi in due. Dorcas venne separata dalle mie braccia e subito io sfoderai Terminus est per eliminare coloro che ci dividevano, ma mi resi conto che stavo per colpire il Maestro Malrubius: lui se ne stava tranquillo, insieme al mio cane Triskele, in mezzo a quei disordini. Quando lo vidi mi resi conto che stavo sognando e tale consapevolezza mi permise di capire, nonostante il sonno, che le precedenti visioni di lui non erano state semplici sogni.
Gettai indietro le coperte. Udivo tintinnare il carillon della Torre delle Campane. Era ora di alzarsi, correre in cucina infilandosi in fretta i vestiti, rimestare una pentola per il fratello Cuoco e sottrarre alla graticola una salsiccia… una salsiccia saporita, gonfia da scoppiare e leggermente bruciata. Era ora di lavarsi, di servire gli artigiani e di ripetere le lezioni prima di essere interrogati dal Maestro Palaemon.
Mi svegliai nel dormitorio degli apprendisti, ma era tutto sbagliato: una parete cieca si alzava dove avrebbe dovuto esserci l’oblò rotondo, una finestra quadrata stava al posto della paratia. Le brande strette e dure erano scomparse e il soffitto era troppo basso.
Ero sveglio. Dalla finestra penetravano gli aromi della campagna… molto somiglianti ai piacevoli odori dei fiori e delle piante che salivano dalla necropoli attraverso il muro franato, ma uniti al caldo fetore della stalla. Da un campanile non molto distante, le campane ripresero a richiamare quei pochi che ancora conservavano la fede alla preghiera per l’avvento del Nuovo Sole; ma era troppo presto e il vecchio sole si era appena levato dal volto il velo di Urth. A parte le campane, il villaggio era immerso nel silenzio.
