Terry sedette al tavolino e stese un elenco di parti elettroniche che sapeva con sicurezza essere introvabili a Manila. Ogni volta che gli veniva in mente con che facilità lo avevano trascinato sull’“Esperance” si sentiva ribollire, e ora provava una vera soddisfazione a richiedere certi tubi pluri-elementi che si ottenevano solo su ordinazione speciale negli Stati Uniti. Ma gli ci volle del tempo per pensarci.

Quando risalì sul ponte, mezz’ora dopo, aveva elencato in tutto sei pezzi. Il motoscafo era partito con Horta a bordo.

Davis salutò Terry con la stessa cordialità di prima.

— La barca è andata — disse Terry, — e ho qui la mia lista.

Davis non la guardò neppure. Chiamò uno dei giovanotti coi capelli corti che avevano scaricato le cassette.

— Nick Alden — disse, presentando il nuovo venuto a Terry, — uno della banda. — E al giovane: — Pensa un po’ tu a questa lista, Nick.

Il giovanotto tese la mano a Terry, che gliela strinse, come l’altro evidentemente si aspettava Poi prese la lista e scomparve per la scaletta di prua. Davis diede un’occhiata all’orologio.

— Le cinque e mezzo — disse. — È il momento di bere qualcosa, direi.

Scese di sotto e Terry ebbe modo di esaminare l’“Esperance”. A prima vista pareva nient’altro che una barca da diporto, ma si vedeva che la sua struttura era alquanto più robusta del solito: a mezza nave, stranamente, c’era un argano elettrico dotato di un cilindro di dimensioni mai viste. Accanto all’argano un grosso albero in grado di sostenere qualcosa fuoribordo. Due scialuppe capaci di reggere bene con mare grosso e varie altre attrezzature, di solito assenti su questo tipo di imbarcazioni. Insomma lo schooner non riusciva a dar l’impressione d’essere soltanto il capriccio, la “barca” di un miliardario.



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