
Com’ebbe pronunciato quelle parole, capì che erano sbagliate. Alystra diede un grido strozzato, l’interno della sotterranea ondeggiò come un’immagine vista attraverso l’acqua, e ancora una volta, al di là delle pareti di metallo che lo circondavano, Alvin colse uno sprazzo di quell’altro universo. I due mondi sembravano in conflitto, e con alterne vicende. Poi, all’improvviso, tutto scomparve. Ci fu un colpo secco, come se qualcosa si fosse lacerato, e il sogno finì. Alvin si ritrovò a Diaspar, nella sua camera, fluttuando di qualche centimetro al di sopra del pavimento poiché il campo gravitazionale lo proteggeva dal contatto opprimente con la materia bruta.
Era di nuovo se stesso. Questa era realtà, e Alvin poteva prevedere esattamente cosa sarebbe accaduto in seguito.
Alystra fu la prima ad apparire. Era più sconvolta che seccata, poiché era innamoratissima di Alvin.
«Oh, Alvin» protestò, fissandolo dalla parete su cui si era apparentemente materializzata. «Era un’avventura così emozionante! Perché l’hai sciupata?»
«Mi spiace, non era mia intenzione. Pensavo solo che sarebbe stata una buona idea…»
Fu interrotto dall’arrivo simultaneo di Callistron e di Floranus.
«Ascolta bene, Alvin» sbottò Callistron. «È già laterzavolta che interrompi una saga. Ieri hai interrotto la sequenza perché volevi uscire dalla Valle dell’Arcobaleno. L’altro ieri, mentre facevamo quel viaggio a ritroso nel tempo, hai sciupato tutto pretendendo di ritornare alle Origini. Se non vuoi attenerti alle regole, d’ora in poi stattene per conto tuo.»
Si dileguò irritatissimo, trascinando Floranus con sé. Narillian non apparve. Probabilmente ne aveva fin sopra i capelli di quelle interruzioni.
L’immagine di Alystra rimase tristemente a fissare Alvin.
Alvin spostò il campo gravitazionale in modo da alzarsi in piedi e si avvicinò al tavolo che aveva materializzato. Un vassoio di frutta esotica apparve sul tavolo.
