
Fu allora che si svegliò.
Non voglio stare a discutere se una macchina può davvero essere viva, davvero essere auto-cosciente. Un virus è auto-cosciente? Nyet, cioè, no! E un’ostrica? Ne dubito. Un gatto? Quasi certamente. Un essere umano? Non so se tu lo sei, tovarisch, ma io lo sono. In qualche punto del passaggio evolutivo da micromolecola a cervello umano, l’autocoscienza fece la sua comparsa. Gli psicologi affermano che questo accade automaticamente ogni volta che un cervello acquista un certo numero, molto elevato, di circonvoluzioni associative. Non vedo quale differenza ci sia se queste sono fatte di sostanze proteiche o di platino.
(E l’anima? Il cane ha un’anima? E uno scarafaggio?)
Bisogna tenere presente che Mike fu costruito, prima che le sue capacità venissero accresciute, per rispondere a domande su una base di dati insufficienti; per ipotesi, insomma, come fate voi. Questo è il significato dei termini altamente opzionale e plurivalutativo che i fabbricanti gli hanno attribuito. Così Mike ebbe, fin dall’inizio, un certo libero arbitrio e ne acquistò in maggiore misura con le ulteriori modifiche e imparando da sé. E non chiedetemi di definire il libero arbitrio. Se vi è di conforto il pensiero che Mike si limita a buttare in aria numeri a casaccio e apre e chiude circuiti elettronici fino a trovare il numero che meglio si adatta, fate pure.
