Siamo tutti criminali, pensò.

— Desideri rivendicare il tuo diritto civile?

— No, grazie tante — rispose Lindsay. — Ma è una grande gioia sapere che il governo Zaibatsu mi concede questa grande cortesia. Mi ricorderò di questa gentilezza.

— Devi soltanto chiamare — replicò la telecamera in tono soddisfatto.

L’intervista era terminata. Traballando in caduta libera, Lindsay si sbarazzò dei biomonitor. La telecamera gli porse una carta di credito e un paio di tute zaibatsu del modello standard.

Lindsay s’infilò quegli indumenti flosci. In esilio era venuto da solo. Anche Constantine era stato indiziato, ma come al solito Constantine era stato troppo intelligente.

Da quindici anni Constantine era stato il suo amico più intimo. La famiglia di Lindsay aveva disapprovato la sua amicizia con un membro della plebe, ma Lindsay li aveva sfidati.

A quei tempi gli anziani avevano sperato di riuscire a mantenersi in equilibrio fra le superpotenze. La loro tendenza era stata quella di fidarsi dei Plasmatori, e avevano spedito Lindsay al Consiglio dell’Anello perché si perfezionasse nell’arte della diplomazia. Due anni dopo avevano spedito anche Constantine, perché si perfezionasse in biotecnologia.

Ma i Mechanist avevano sopraffatto la Repubblica, e Lindsay e Constantine erano caduti in disgrazia, imbarazzanti ricordi di un fallimento della politica estera. Ma ciò era soltanto servito a unirli, la loro duplice influenza si era diffusa in maniera contagiosa fra la plebe e i giovani aristocratici.

Uniti, si erano dimostrati formidabili: Constantine con i suoi sottili piani a lungo termine e la ferrea determinazione; Lindsay come uomo di prima linea con la sua persuasiva eloquenza e la teatrale eleganza.



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