William Demain divideva la stanza con la moglie Catherine, ma adesso vi si erano riuniti, oltre ai Demain, Kobol e altri tre uomini. I Demain e uno di costoro sedevano sul letto. Kobol sull'unica sedia, e gli altri due accovacciati sulla moquette.

— Ciascuno di noi dirige una sezione chiave dell'installazione — disse Kobol indicandoli uno per uno. — Idroponica, comunicazioni, sistemi di sussistenza, medicina, miniere — e infine, puntandosi il pollice contro il petto, aggiunse — ed energia elettrica.

— Hai dimenticato l'amministrazione.

Si voltarono sorpresi verso la porta a fisarmonica che dava nel corridoio. Sulla soglia c'era Lisa, che si appoggiava allo stipite come se stesse per svenire. Era pallidissima. Indossava una tuta nera imbottita cosicché era difficile accorgersi di quanto fosse smagrita.

— Chi ti ha detto di lasciare l'ospedale! — esclamò Kobol, alzandosi di scatto e andandole vicino. Anche Catherine Demain si alzò e la raggiunse. Insieme l'accompagnarono a una sedia.

— Sto bene — protestò Lisa. — Solo un po' debole, dopo tanti giorni di letto.

— Sei venuta fin qui a piedi dall'ospedale? — le chiese Catherine Demain. E, al cenno affermativo di Lisa, aggiunse: — È anche troppo, per il primo giorno. Sei ancora in convalescenza.

Kobol la guardò con un sorriso strano. — Come hai saputo che ci eravamo riuniti qui?

Fissando la sua faccia lunga e malinconica, Lisa rispose: — Il giorno in cui voi potrete riunirvi senza che io venga a saperlo, rinuncerò alla carica di capo dell'amministrazione.

LaStrande, l'uomo che sedeva sul letto, disse serio: — Siamo felici di rivederti in piedi.



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