— Certo che no — rispose Landau. — Noi siamo infiltrati. Umili novizi in cerca di fede per le nostre inutili vite troppo privilegiate.

La tranquilla agitazione di Theresa aumentò. Cazie domandò: — Cosa c’è, Tess?

Theresa esplose: — Non dovreste farlo! — Poi si rannicchiò nuovamente sulla sedia, e schizzò in piedi. Jackson, che la stava tenendo ancora per mano, sentì che le sue dita tremavano. — Buona notte — sussurrò la ragazza e si liberò.

Cazie la chiamò: — Aspetta, Tess, non andare! — Ma Theresa era già scappata in camera sua.

— Complimenti — fece Jackson.

— Mi dispiace, Jack. Non pensavo che avrebbe reagito in questo modo. Non è una vera religione.

— È religiosa? Le mie condoglianze — commentò Landau. — Ed è anche una parente stretta.

— Chiudi il becco — ordinò Cazie. — Dio, quanto mi annoi a volte, Landau. Non ti stanchi mai di questi atteggiamenti arroganti?

— Mai. Che cosa c’è realmente d’altro? Inoltre posso rammentarti, Cassandra cara, che anche tu stai per recati a un ess-or-ciss-mo, eh?

— No — ribatté secca Cazie. — Non ci vengo. Fuori di qui!

— Un improvviso scoppio di rabbia! Che cosa eccitante!

Jackson si alzò in piedi. Landau si toccò un punto sul petto: le api ronzarono ancora più forte. Per la prima volta Jackson si chiese se fossero davvero tutte ologrammi o se qualche ape non fosse un’arma. Sicuramente Landau indossava uno scudo-Y personale.

— Fuori! — gridò Cazie. — Mi hai sentito, disgraziato? Fuori! — I suoi occhi scuri sfolgorarono: sembrava una caricatura proprio come Landau. Anche lei forse stava solo recitando, divertendosi per la messinscena? Jackson si rese conto di non essere in grado di stabilirlo.

Landau si stiracchiò pigramente, sbadigliò con ostentazione e si alzò. Si avvicinò alla porta, strascicando i piedi. Irv lo seguì, inspirando dall’inalatore. Non aveva detto una sola parola.



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