— Certo che no, non riesco a vedere "niente" — rispose Vicki. — Tu come fai?

— Sono venuta qui alla luce del giorno — disse Lizzie. — Dobbiamo spostarci, un po’ a sinistra, ho lasciato un segno. Stai tremando, Vicki. Hai freddo?

— Sto gelando. Stiamo gelando tutti. È lo scopo di questa incursione notturna illegale, no? Dio, devo essere impazzita per fare una cosa simile… Quanto più a sinistra?

— Proprio qui. Non ti avvicinare oltre, i sensori a infrarossi ci capteranno.

— Non me, sono troppo fredda. Mi scambierebbero per una roccia. No, non voglio la tua mantella, ne hai bisogno.

— Io non ho freddo — ribatté Lizzie. Aprì un sacco di iuta e cominciò a tirare fuori roba.

— È l’esplosione dei tuoi ormoni. I piccoli coni a energia-Y della gravidanza. Va bene, prenderò la mantella. Come mai la tua pelle non consuma i vestiti in fretta come la mia? O è soltanto un’impressione? Lizzie, piccola, non eccitarti troppo. Non funzionerà. Nessuno, per quanto sia un bravo pirata informatico, può entrare in una fabbrica di coni a energia-Y.

— Io sì — rispose Lizzie.

Sogghignò in direzione di Vicki, Vicki non capiva. Vicki era intelligente, era colta, era un Mulo, quelli che prima gestivano il mondo. Vicki aveva regalato a Lizzie il primo terminale e le aveva insegnato a usarlo. Lizzie doveva tutto a Vicki. Ma Vicki "non sapeva". Vicki era vecchia, forse aveva quasi quarant’anni, ed era diventata adulta prima del Cambiamento, quando ogni cosa era differente. Lizzie aveva passato gli ultimi cinque anni sulle reti informatiche e sapeva quanto era brava. Non c’era nulla in cui non potesse introdursi (eccetto ovviamente il Rifugio, ma quello non contava). Quello era il mondo di Lizzie, ormai, e lei poteva fare tutto. Aveva diciassette anni.

Le due donne tirarono fuori la strumentazione di Lizzie da un’altra tela tessuta in modo grezzo. Biblioteca di cristallo, terminale, trasmettitore laser, olotute complete. Parte dell’equipaggiamento era di materiale scadente, parte era rubato, tutto era vecchio. Lizzie, con il pancione che le tendeva la tunica già consumata, montò l’equipaggiamento e lo puntò contro l’edificio. Vicki, avvolta nella mantella di Lizzie, si mise improvvisamente a ridacchiare. — Ho conosciuto Jackson Aranow, una volta.



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