Quelli del Rifugio e Lizzie Francy.

Le porte si aprirono, e Lizzie si prese un istante prezioso per chiudere gli occhi e rivolgere una breve preghiera di ringraziamento a un Dio nel quale non credeva. Il Dio di Billy, il Dio di sua madre. Lizzie non aveva bisogno di Lui. Lei ce l’aveva fatta.

Ce l’aveva "proprio fatta": si era introdotta in una fabbrica di coni a energia, per rubarne a sufficienza perché la sua tribù superasse l’inverno. Avevano tutto il resto di cui necessitavano, dopo il Cambiamento: una tela cerata polimerizzata per il campo di alimentazione; acqua che non aveva più bisogno di essere potabile; una fabbrica abbandonata per la lavorazione dei prodotti della soia che forniva uno spazio più che sufficiente per la tribù; un robot tessitore che poteva produrre con facilità abbastanza vestiti e coperte per tutti, anche per i giovani che consumavano in fretta gli abiti. Tuttavia non avevano coni a energia-Y e l’inverno sulle colline della Pennsylvania era freddo. Dato che i Muli non inviavano più materiale, coni e coperte, in cambio di voti, le tribù dovevano prendersi cura da sole di se stesse. Non lo avrebbe fatto nessun altro.

Lizzie riaprì gli occhi. Un altro robot della sicurezza sfrecciò fuori da una alcova e lei lo bloccò col disgregatore. Monitor nascosti stavano filmando l’incursione, ovviamente, ma sia lei sia Vicki erano avvolte dalla testa ai piedi in olotute. Ai monitor, Lizzie appariva una bambinetta bionda di dodici anni, all’ottavo mese di gravidanza. Vicki, invece, era un Mulo maschio dai capelli rossi con un abito elegante. Tutti i sensori a infrarossi avrebbero seguito due fonti di calore di forma umana, genere femminile, di una certa dimensione, massa e metabolismo; ma senza identità sicura.



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