posti macchina i dondoli le pietre bianche i ginepri il bacon a fette in offerta speciale gli incarti di gomma da masticare fossero rimasti nei cinque stati diversi in cui era vissuto durante quegli ultimi sette anni, come se tutto fosse in fondo senza importanza, impermanente, diverso da come doveva essere la vita, perché appena oltre, appena al di là del suo limitare, c’erano il silenzio, la solitudine, l’acqua che scorreva nel crepuscolo, il sapore di menta.

Non avresti dovuto bere quell’acqua. Inquinamento. Febbre tifoidea. Colera… No! Quella era la prima acqua purissima che avessi mai bevuto. Tornerò là a bere ogni volta che ne avrò voglia.

Il ruscello. Fiumicello, l’avrebbero chiamato negli stati dove lui aveva frequentato le medie superiori, ma la parola «ruscello» gli venne in mente dall’oscurità profonda del ricordo, una parola crepuscolare, adatta a quell’acqua nel crepuscolo, la corrente rapida e il baluginio che gli riempivano la mente. Le pareti della stanza in cui si trovava risuonavano debolmente dei rumori di un programma trasmesso dalla televisione nell’appartamento al piano di sopra, ed erano striate dalla luce che filtrava dal lampione attraverso le tendine di pizzo, qualche volta dal fioco vorticare dei fari d’una macchina di passaggio. Lì dentro, sotto quella mezza luce irrequieta e non silenziosa, c’era il luogo tranquillo, il ruscello. Da quel ricordo, la sua mente fluì alla deriva su vecchie correnti del pensiero: Se andassi dove voglio andare, se andassi all’università, qui, e parlassi con la gente, forse ci sarebbero prestiti per studenti, per la scuola per bibliotecari, oppure, se risparmiassi abbastanza e cominciassi e magari ottenessi una borsa di studio… e via, via, avanti, come una barca che andasse alla deriva oltre le isole in vista della costa, addentrandosi in un futuro più lontano, sognato nel passato, un edificio dall’ampia, affollata gradinata, le scalinate all’interno e sale grandiose e alte finestre, e gente che lavorava in silenzio, a suo agio tra gli interminabili scaffali carichi di libri, come i pensieri sono a loro agio nella mente, la Biblioteca Civica durante una gita della quinta classe in occasione della Settimana Nazionale del Libro, la meta e il rifugio dei suoi desideri.



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