
Si versò una tazza di tè istantaneo dal distributore a parete da cinque centesimi, poi prese una scopa e cominciò a spazzare; ben presto l’ingresso venne ripulito e il negozio Manufatti Artistici Americani, tutto tirato a lucido, era pronto per una nuova giornata, con il registratore di cassa pieno di spiccioli, un vaso di calendule fresche e la radio che suonava musica in sottofondo. All’esterno gli uomini d’affari percorrevano veloci il marciapiede diretti verso i loro uffici di Montgomery Street. In lontananza passò un tram a funicolare; Childan si soffermò a guardarlo con vivo compiacimento. Donne nei loro lunghi abiti di seta colorata… rimase a guardare anche loro. Poi il telefono suonò e Childan si voltò per rispondere.
«Sì,» disse una voce familiare appena sollevò il ricevitore. Il cuore di Childan ebbe un sussulto. «Qui parla il signor Tagomi. Non è ancora arrivato il mio bando di reclutamento della Guerra Civile, signore? La prego di ricordare, me lo aveva promesso circa una settimana fa.» La voce brusca, risentita, sfiorava i limiti della buona educazione e delle regole di cortesia. «Non le ho forse dato un anticipo, signor Childan, signore, quando abbiamo concluso l’accordo? Questo deve essere un regalo, capisce? Gliel’ho spiegato. Un regalo per un cliente.»
«Ho effettuato delle ricerche accurate sull’oggetto che le avevo promesso, signor Tagomi, signore. A mie spese,» cominciò Childan. «Infatti come lei ben sa, non è originano di questa regione e perciò…»
Ma Tagomi lo interruppe: «Quindi non è arrivato.»
«No, signor Tagomi, signore.»
Una pausa gelida.
«Non posso aspettare ulteriormente,» disse Tagomi.
«No, signore.» Childan guardò stupidamente, oltre la vetrina del negozio, la giornata calda e luminosa e i palazzi di San Francisco.
