"Alla corte di Re Paravana giungevano convogli che recavano tributi da molte terre: seta dal Catai, oro dall'Indostan, armature lucenti dalla Roma imperiale. E un giorno un semplice cacciatore della giungla si avventurò nella grande città, recando un dono che sperava gradito alla famiglia reale…"

Tutt'attorno, Morgan udì un coro di "Ohh" e "Ahh" involontari emessi dagli spettatori. Gli animali non gli erano mai piaciuti troppo, però doveva ammettere che la scimmietta bianca come la neve che riposava, serena e fiduciosa, tra le braccia del giovane Principe Kalidas era davvero tenerissima. Da quella sua piccola faccia rugosa, due occhi si protendevano sui secoli trascorsi e sul misterioso, anche se non del tutto invalicabile, abisso che divide l'uomo dalle bestie.

— Secondo le Cronache, non si era mai visto niente del genere: il suo pelo era bianco come latte, i suoi occhi rossi come rubini. Qualcuno la ritenne un buon segno; altri un cattivo segno, perché il bianco è il colore della morte e del lutto. E i loro timori, purtroppo, erano ben fondati.

"Il Principe Kalidas adorava la scimmietta. La chiamò Hanuman, in onore del nobile dio-scimmia del 'Ramayana'. Il gioielliere reale costruì un piccolo carro d'oro su cui Hanuman, con aria solenne, sedeva mentre sfilava davanti alla corte, fra il divertimento e la delizia di tutti i presenti.

"Da parte sua, Hanuman amava Kalidas, e non si lasciava toccare da nessun altro. In particolare era acerrima nemica del Principe Malgara, quasi presentisse la futura rivalità. E poi, in un giorno luttuoso, la scimmia morse l'erede al trono.

"Quel morso fu una sciocchezza, ma ebbe conseguenze immense. Pochi giorni dopo Hanuman fu avvelenata, senza dubbio per ordine della Regina. Questo evento segnò la fine dell'infanzia di Kalidas; e si dice che in seguito lui non amò più nessun essere umano, e che a nessuno concesse la sua fiducia. E l'amicizia per Malgara si trasformò in una spietata rivalità.



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