
Eppure Morgan aveva perso solo un giocattolo inanimato; le sue erano state lacrime di frustrazione, non di vero dolore. Il Principe Kalidas aveva motivi d'angoscia ben più profondi. Sul piccolo carro d'oro, che pareva appena uscito dalla bottega dell'artigiano, riposava un mucchietto di piccole ossa bianche.
Morgan perse una parte della vicenda successiva. Quando si fu asciugato gli occhi erano trascorsi una dozzina d'anni, era in corso una complicata disputa familiare, e lui non capiva bene chi erano gli assassini e chi le vittime. Dopo che gli eserciti ebbero cessato di combattere e l'ultimo pugnale si fu abbattuto, il Principe Malgara e la Regina Madre fuggirono in India. Kalidas s'impossessò del trono e imprigionò il padre.
Il fatto che l'usurpatore si fosse astenuto dall'assassinare Paravana non dipendeva dalla devozione filiale, bensì dalla certezza che il vecchio Re possedesse ancora un tesoro segreto, tenuto da parte per Malgara. Paravana sapeva di essere al sicuro finché Kalidas continuava a crederlo; ma alla fine si stancò dell'inganno.
— Ti mostrerò le mie vere ricchezze — disse al figlio. — Preparami un cocchio e ti ci condurrò.
Ma quell'ultimo viaggio, a differenza di Hanuman, Paravana lo fece su un decrepito carro da buoi. Le Cronache dicevano che possedeva una ruota mezzo rotta, che cigolò per l'intero percorso: un particolare che doveva essere vero, perché nessuno storico si sarebbe preso il disturbo d'inventarlo.
Con sorpresa di Kalidas, suo padre ordinò di essere condotto al grande lago artificiale che irrigava la parte centrale del regno. Per portarlo a compimento aveva speso quasi tutti gli anni di regno. S'incamminò lungo la riva dell'enorme specchio d'acqua e fissò la statua che lo rappresentava, a grandezza doppia di quella naturale.
— Addio, vecchio amico — disse, rivolto alla grande figura di pietra che simboleggiava la gloria e il potere perduti, e che stringeva fra le mani, per l'eternità, la mappa in pietra di quel mare artificiale. — Proteggi quello che lascio.
