
Nel momento in cui l’immagine della grande astronave si dilatava sullo schermo televisivo della segreta sala d’operazioni, i militari e i tecnici presenti dovevano essere stati travolti dalle loro stesse emozioni. Se avessero raggiunto il loro scopo, cosa avrebbero fatto le altre astronavi? Si poteva distruggerle tutte restituendo all’umanità il suo libero arbitrio, o Karellen avrebbe scatenato una tremenda vendetta su chi lo aveva attaccato?
Di colpo, nell’attimo in cui il missile si disintegrava all’impatto, l’immagine sparì dallo schermo e immediatamente passò ad una telecamera aerea lontana chilometri e chilometri. In quella frazione di secondo, la sfera di fuoco formatasi in seguito all’esplosione avrebbe dovuto riempire il cielo con la sua incandescenza. Invece non era successo niente. L’astronave si librava illesa, illuminata dal sole ai limiti dello spazio visibile. Non solo non era stata colpita, ma nessuno avrebbe saputo dire cosa fosse successo al missile. Karellen non prese nessun provvedimento contro i responsabili dell’attacco, e si sarebbe detto perfino che non se ne fosse accorto. Ignorò sdegnosamente il fatto lasciando i responsabili a tormentarsi nell’attesa di una rappresaglia che non venne mai. Un atteggiamento più efficace e più demoralizzante di qualsiasi azione punitiva. Poche settimane dopo, il governo responsabile entrò in crisi per le accuse reciproche dei suoi membri.
C’era stata anche la resistenza passiva alla politica dei Superni. Karellen ne aveva avuto ragione col semplice espediente di lasciare che i ribelli agissero a modo loro scoprendo a loro spese che non collaborando danneggiavano soltanto se stessi.
