E il finnico non è lingua che s’impari in quattro e quattr’otto. È capace di citarmi lunghi squarci del «Kalevala», mentre io devo ammettere, con vergogna, di conoscerne appena qualche verso. Sa poi la biografia di tutti gli statisti viventi, e talvolta riconosco le fonti a cui ha attinto. La sua conoscenza della storia e delle scienze è illimitata: anche voi non ignorate quanto abbiamo già imparato da lui. Prese a una a una, le sue doti intellettuali non mi sembrano molto superiori alle capacità dell’intelletto umano. Nessun uomo, però, saprebbe fare tutto quello che lui fa.»

«È più o meno quanto avevo pensato anch’io» convenne Van Ryberg.

«Potremmo discutere su Karellen in eterno, e alla fine arriveremmo sempre alla stessa domanda: perché non si fa vedere in faccia? Fino a quando non si mostrerà, io continuerò a formulare teorie, e la Lega della Libertà continuerà a lanciare i suoi fulmini.» Alzò lo sguardo al soffitto, con espressione ribelle. «Spero proprio, signor Supercontrollore, che in una notte buia un cronista salga con un razzo fino alla tua grande astronave e vi penetri con una macchina fotografica. Che colpo sensazionale, sarebbe!»

Se Karellen aveva sentito, non dette però alcun segno. Ma non lo faceva mai.


Nel primo anno della loro comparsa, l’arrivo dei Superni aveva influito meno sull’andamento della vita umana di quanto ci si sarebbe aspettato. La loro ombra era ovunque, ma era un’ombra discreta. Da quasi tutte le grandi città della Terra si vedeva una delle immense astronavi d’argento scintillare allo zenith, ma dopo un po’ la loro presenza divenne qualcosa di scontato, come il sole di giorno, o la luna di notte, o le nuvole. La maggior parte degli esseri umani si rendeva conto solo in modo vago che il tenore di vita sempre più elevato era opera dei Superni.



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