
Van Ryberg entrò nel piccolo studio privato dove solo Stormgren aveva diritto a entrare. Ne aveva fatto forzare la serratura, e il capo dei servizi di comunicazione lo stava aspettando là dentro.
«È una comune telescrivente, con la normale tastiera da macchina per scrivere» disse il funzionario. «C’è anche un trasmettitore di immagini, qualora voleste inviare disegni o diagrammi, ma avete detto che questo non vi serviva…»
Van Ryberg approvò con un cenno distratto. «Non mi serve altro, grazie» disse. «Non credo che mi fermerò molto. Quando sarò uscito, fate richiudere e poi consegnatemi tutte le chiavi.»
Attese che il funzionario fosse uscito, poi si sedette stancamente davanti alla macchina. Veniva usata molto di rado, dato che quasi tutte le transa-zioni fra Stormgren e Karellen erano sbrigate durante i loro incontri settimanali. Trattandosi di un mezzo per comunicazioni d’emergenza, Van Ryberg si aspettava una risposta entro brevissimo tempo. Dopo un attimo d’esitazione, cominciò a battere il messaggio con dita inesperte. La macchina brontolava sommessa, e le parole apparivano scintillanti per qualche secondo sullo schermo nero. Infine, Van Ryberg si appoggiò allo schienale della sedia e attese la risposta. Non era passato un minuto, che la macchina riprese a vibrare. Era proprio vero: il Supercontrollore non dormiva mai. Il messaggio fu breve e poco consolante:
MANCHIAMO INFORMAZIONI. LASCIAMO RICERCHE INTERAMENTE VOSTRA DISCREZIONE. K.
Con amarezza, e senza provare la minima soddisfazione, Van Ryberg si rese conto della gravità dei compiti che lo sovrastavano.
Negli ultimi tre giorni, Stormgren aveva studiato attentamente i suoi rapitori.
