«Un momento solo, commissario» – fece il triestino. E andò nel retroufficio a compulsare il computer. Tornò quasi immediatamente.

«La scialuppa 14. I marinai che la governavano erano Luigi Toi e Francesco Liguori. Li convoco?»

Collura taliò ammirato il suo vice: capiva le cose a volo. Il marinaio Toi dichiarò che della faccenda della borsa caduta in mare non sapeva praticamente niente, aveva solo sentito il grido della signora: «Oddio, i gioielli!». Assai più esauriente fu invece il secondo marinaio. La bella signora, disse, teneva il borsone sulle ginocchia…

«E tu dove tenevi gli occhi?» – gli spiò a tradimento Collura.

«Sulla signora» – ammise il marinaio Liguori – «È così bella. A un tratto la signora s’accorse d’avere le scarpette sportive slacciate. Siè chinata, ma il borsone le dava fastidio. Se l’è levato dalle ginocchia e l’ha messo tra lei e il marito. Questi si è voltato verso la moglie e col gomito ha urtato il borsone che è caduto in acqua. Ho cercato, sporgendomi, di pigliarlo, ma era troppo tardi. La signora ha gridato: “Oddio, i gioielli!”. Mi è parsa però solo dispiaciuta.»

«Spiegati meglio.»

«Beh, una donna che perde tutti i suoi gioielli piange, si dispera… Lei no, ecco.»

Il marinaio era un picciotto sveglio, aveva contato i fatti con precisione e non aveva manifestato il minimo sospetto che la facenna fosse stata tutta architettata tra marito e mogliere, come invece lui andava sempre più persuadendosi. Ci ragionò sopra a lungo e poi decise di giocare tutto per tutto. Per perquisire la cabina dei Martino avrebbe dovuto domandare il permesso al comandante, ma era certo che quello, pignolo com’era e sulla base di un semplice sospetto, non glielo avrebbe mai dato.



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