— Una compagna di scuola? — chiesi, per nascondere il mio imbarazzo.

— No, — disse. — Cioè, ha studiato nella nostra scuola. Maja Glumova. Mi pare che sia diventata uno storico.


1° giugno dell’anno 78. Un piccolo incidente con Jadwiga Michailovna



Alle 19.23 tornai a casa e cominciai a cercare Maja Glumova, storico. Non passarono nemmeno cinque minuti e già la scheda informativa mi stava davanti.

Maja Tojvovna Glumova era di tre anni più giovane di Lev Abalkin. Dopo la scuola aveva frequentato i corsi per il personale di approvvigionamento del COMCON-1 e poi aveva preso parte alla tristemente famosa operazione “Arca”; successivamente si era iscritta alla facoltà di storia della Sorbona. Si era specializzata all’inizio sull’epoca della Prima Rivoluzione Tecnico-scientifica, in seguito si era occupata della storia delle imprese spaziali. Aveva un figlio di undici anni, Tojvo Glumov, ma sul marito non aveva dato informazioni. Al momento attuale — o meraviglia! — lavorava come addetta al fondo speciale del Museo delle Civiltà Extraterrestri, che si trovava a tre isolati da noi, in Piazza della Stella. E abitava lì vicino, nel Viale degli Abeti Canadesi.

Le telefonai subito. Sullo schermo apparve la faccia seria di un biondino dal naso all’insù, circondato da tantissime lentiggini. Indubbiamente, doveva essere Tojvo Glumov junior. Fissandomi con trasparenti occhi chiari, mi spiegò che la mamma non era in casa, che doveva tornare ma poi aveva telefonato e aveva detto che sarebbe rientrata l’indomani prima di andare al lavoro. Cosa doveva riferirle? Dissi che non doveva riferire niente e salutai.



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