— No. Esiste ovviamente la possibilità di una nascita prematura. Due feti occupano molto più spazio nell’utero e, se lo spazio si fa ridotto, la nascita può avvenire prematuramente. Ma il…

— Quanto prematuramente? Abbastanza da minacciare la sopravvivenza?

— Molto probabilmente no.

Camden continuò a fumare. Apparve un uomo alla porta. — Signore, una telefonata da Londra. James Kendall da parte del signor Yagai.

— Vengo subito. — Camden si alzò. Susan lo guardò esaminare il volto di sua moglie. Quando parlò, fu proprio a lei che si rivolse. — D’accordo, Elizabeth. D’accordo. — Lasciò la stanza.

Per un lungo momento le due donne rimasero sedute in silenzio. Susan si era accorta del disappunto: quello non era il Camden che si era aspettata di vedere. Si accorse anche che Elizabeth Camden la stava osservando divertita.

— Oh, sì dottoressa. È fatto così.

Susan non commentò.

— Completamente con il pieno controllo della situazione. Ma non questa volta. — Rise sottovoce, tutta eccitata. — Due. Lei… sa quale sia il sesso dell’altro.

— Tutti e due i feti sono femminili.

— Io volevo una bambina, sa? E adesso l’avrò.

— Allora porterà avanti la gravidanza?

— Oh, sì. Grazie per essere venuta, dottoressa.

Susan venne congedata. Nessuno l’accompagnò alla porta ma, quando stava per salire in automobile, Camden sfrecciò fuori dalla casa, senza cappotto. — Susan! Volevo ringraziarti. Per avere fatto tutta questa strada fin qui per comunicarci personalmente la notizia.

— Mi hai già ringraziato.

— Già. Be’. Sei sicura che il secondo feto non rappresenti una minaccia per mia figlia?

Susan disse deliberatamente: — Così come il feto alterato geneticamente non rappresenta una minaccia per quello concepito naturalmente.



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