
Mi trovavo al di sotto del livello delle luci. Sembravano appese in molte file, ad intervalli di circa venti metri, con la stessa spaziatura fra una fila e l’altra. Era solo un’ipotesi, però, perché in realtà non vedevo alcun supporto. La disposizione regolare confermava la mia impressione, ma il fatto che il relitto fosse sceso più o meno esattamente fra due luci senza conseguenze sembrava invece smentirla. Non mi stupii troppo nel vedere che sulla superficie piatta e illuminata non cresceva e non si muoveva nulla, anche se, naturalmente, non sarei stato sorpreso se avessi visto intorno tracce o aperture.
O almeno, non ne sarei rimasto sorpreso se non avessi visto l’arrivo della Pugnose. Ma adesso era chiaro che, qualsiasi cosa stessi vedendo, non si trattava certamente del fondo marino. Sembrava piuttosto un telo di gomma, teso come un tetto di tenda sopra tutto quanto, circa tre metri più in basso del punto del pendio su cui mi ero fermato. Il relitto l’aveva ammaccato, ma non perforato, e quella sostanza era abbastanza resistente per reggere un peso relativamente ridotto di metallo e di plastica.
Questo poteva essermi utile, pensai. Non immaginavo perché mai chi stava sotto la tenda ci tenesse ad illuminare l’esterno; ma a meno che quel materiale fosse completamente opaco, quelli laggiù non avrebbero potuto fare a meno di vedere l’ombra e l’ammaccatura sul tetto. Avrebbero mandato qualcuno a indagare, e io avrei potuto vederli facilmente senza accendere i riflettori e senza tradire la mia presenza. Mi bastava soltanto scorgere chiaramente degli esseri umani non autorizzati sul fondo del Pacifico: questo fatto, più l’enorme spreco di energia che già potevo calcolare, sarebbe stato sufficiente per il mio rapporto… al resto avrebbe provveduto una grande spedizione di controllo.
