Strappò via la graffetta e lo aprì. “Ti senti mai, mettiamo, stufo del tuo lavoro e vorresti mollarlo per sempre?”, c’era scritto. “Hai mai la sensazione che vorresti solo mettere tutto in valigia e fare qualcosa di davvero grande?”

Andava avanti sempre su questo tono, che le ricordava i compiti dei suoi studenti, per molte pagine illustrate prima di atterrare sulla dura realtà, e cioè che l’Accademia di Volo Lindbergh chiedeva tremila dollari per il corso, “incluso volo privato, commerciale, strumentale, istruttore 1 e 2, esami scritti e prove pratiche. Alloggio escluso. Si declina ogni responsabilità per ferimenti, morti accidentali o altri incidenti”.

Si chiese se gli altri incidenti comprendevano tagli ai fondi da parte del governo.

Il suo assistente, Chuck, entrò con in bocca un Twinkie sventolando una busta dall’aria formale. «Ne hai ricevuta una?» chiese.

«Sì,» disse Sarah, prendendo la sua. «La stavo per aprire. Cos’è, un invito a un massacro?»

«No, un ricevimento per qualcuno. Lo terrà la preside oggi pomeriggio. Nella Biblioteca di Facoltà.»

Sarah guardò l’invito con aria sospettosa. «Pensavo che la preside fosse a una conferenza sull’educazione.»

«È tornata.»

Sarah aprì la busta ed estrasse l’invito. «La preside la invita gentilmente al ricevimento del dottor Jerry King,» bofonchiò. «Il dottor Jerry King?» Aprì la busta in carta da pacchi e ispezionò la relazione del governo, cercandone il nome. «Chi è, lo sai?»

«No.»

Almeno non era uno dei sostenitori del taglio ai fondi. Non c’era il suo nome nella lista. «Il resto del dipartimento li ha ricevuti?»

«Non so. Othniel l’ha ricevuto. L’ho visto nella sua cassetta,» disse Chuck. «Non penso che ce la faccia ad arrivarci. La sua cassetta è nella fila più alta.»



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