Hal Clement

Pianeta di ghiaccio

(Iceworld, 1953)

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Fin dall’inizio, Sallman Ken non era del tutto sicuro che la decisione di accettare la proposta di Rade fosse quella giusta. Lui non solo non era un poliziotto, ma non era neppure sicuro di saperlo fare. Non aveva mai avuto una particolare inclinazione per il rischio. Aveva sempre pensato, naturalmente, di poter sopportare la sua dose di disagi, ma lo spettacolo che gli si mostrava in quel momento dal boccaporto della Karella lo portava a dubitare anche di questo.

Comunque, Rade era stato abbastanza onesto, dovette ammettere. A quanto pareva, il capo della squadra narcotici gli aveva detto tutto quello che sapeva; comunque, quanto bastava perché Ken, sforzando al massimo la sua immaginazione, potesse forse attendersi qualcosa di simile a quello che gli stava davanti agli occhi.

«Non ce n’è mai stata una grande quantità sul mercato» gli aveva spiegato Rade. «Non sappiamo neppure come la chiamano gli spacciatori. Per loro è soltanto una «annusata». Ormai è in circolazione da diversi anni; ce ne siamo occupati molto tempo fa, quando fece la sua comparsa, ma poi non ce ne siamo più interessati perché abbiamo constatato che la gravità della situazione non tendeva ad aumentare.»

«E allora, cos’è saltato fuori, adesso, di tanto pericoloso?» gli aveva domandato Ken.

«Be, è ovvio che ogni droga capace di dare assuefazione costituisce un pericolo» aveva risposto Rade. «Come insegnante di scienze, dovreste saperlo anche voi. Il particolare pericolo di questa sostanza sembra però costituito dal fatto che si tratta di un gas, e che può quindi venire somministrata senza il consenso della vittima. Inoltre sembra così potente che basta una sola dose per dare assuefazione. Immaginate che grave pericolo pubblico potrebbe diventare.» E Ken non aveva avuto difficoltà a immaginarselo.



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