Gli alieni vedevano alla luce infrarossa, e le visipiastre e le telecamere degli umani e degli alieni dovevano far variare le rispettive frequenze di trasmissione di un’intera ottava all’insù o all’ingiù perché le immagini trasmesse dall’una all’altra nave fossero reciprocamente visibili. Agli alieni non venne in mente che le caratteristiche della loro vista rivelavano che il loro sole era una nana rossa, il cui massimo di radiazione si trovava a una frequenza appena al di sotto di quella minima visibile agli occhi umani. Ma non appena sulla Llanvabon ci si congratulò per questa brillante deduzione, ci si rese conto che anche gli alieni, in base al tipo di radiazione cui erano sensibili gli occhi umani, potevano aver dedotto il tipo di luce irradiato dal Sole.

C’era un congegno per la registrazione dei pacchetti d’onde corte che veniva usato correntemente tra gli alieni, così come gli uomini usavano i registratori di suoni. Gli umani bramavano averlo a tutti i costi. E allo stesso modo gli alieni erano affascinati dai misteri del suono. Naturalmente, gli alieni erano, si, in grado di percepire i suoni, ma allo stesso modo in cui il palmo della mano di un uomo percepisce la luce infrarossa attraverso la sensazione del calore, ma non riuscivano a distinguere l’altezza di un suono, o il timbro, più di quanto un uomo sia capace di distinguere fra due frequenze di radiazione termica, anche se separata da una mezza ottava. Per quegli alieni, la scienza umana dei suoni era una straordinaria scoperta. Avrebbero trovato usi, per i rumori, che gli umani non si sarebbero mai sognati… se fossero sopravvissuti.

Ma quello era un problema secondario. Nessuna delle due navi poteva partire se prima non avesse distrutto l’altra.



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