
Fritz Leiber
Scacco al tempo
Introduzione dell’autore
Il più sfortunato, disastrato e infelice tra i miei romanzi è senza dubbio quello che cominciai all’inizio del 1943 e completai circa dieci anni più tardi in due versioni alquanto diverse: la più lunga intitolata The Sinful Ones (Scacco al tempo) e la più breve You’re All Alone (Siamo tutti soli).
Immaginate il gennaio del ’43. Avevo appena celebrato Pearl Harbor — il subconscio si pasce di morte, terrore e distruzione — scrivendo i miei primi due romanzi, che erano stati pubblicati sulle riviste dirette da John W. Campbell: Conjure Wife (Ombre del male) era uscito su Unknown e Gather Darkness! (L’alba delle tenebre) su Astounding Stories. Si era in piena guerra, e nella mia qualità di scrittore e disoccupato temevo di essere chiamato alle armi nonostante avessi moglie e un figlio piccolo. Comunque, riuscivo a controllare la paura e anzi il mio subconscio si era rimesso in fermento.
Ero affascinato dall’idea di una o più persone che vivessero nei corridoi e tra gli scaffali di un’immensa biblioteca pubblica (proprio come i personaggi del bellissimo racconto di John Collier Evening Primrose, che però abitano un grande magazzino): una situazione di questo tipo prometteva un’atmosfera di deliziosa melanconia, spettralità, innumerevoli espedienti fantastici e un’infinita serie di allusioni letterarie. Pensai di combinare quest’idea con il vecchio interrogativo del solipsismo: “Gli altri sono vivi davvero? Anche dietro le loro facce si nasconde una mente come la mia?”. Questo problema conduceva elegantemente a un’altra domanda, e cioè se il behaviorismo fosse una soddisfacente teoria psicologica dell’uomo: si può descrivere la mente solo in base alle azioni dell’individuo, senza tener conto dei sentimenti e del pensiero?
