"Te le lascio."

"Ma no, dicevo come fai a non considerarle."

"Le considero, perché dici che non le considero..."

"Perché te ne stai andando."

"Sì, me ne sto andando ma le considero."

Alessandro si alza, l'abbraccia e la stringe a sé. Ma non prova a baciarla. No, questo no, così sarebbe troppo.

"Ti prego, Alex..." Elena chiude gli occhi, lascia andare le spalle, si abbandona. Poi un sospiro. "Ti prego, Alex... lasciami andare."

"Ma dove vai?"

Elena esce dalla porta. Un ultimo sguardo.

"Hai un altro?"

Elena si mette a ridere, scuote la testa. "Come al solito non capisci niente, Alex..." e chiude la porta dietro di sé.

"Hai solo bisogno di un po di tempo, ma resta, cazzo,


resta!" Troppo tardi. Silenzio. Un'altra porta si chiude ma senza sbattere. E fa più male. "Hai il mio disprezzo sentimen tale, cazzo!" le urla dietro Alessandro. E non sa neanche lui cosà voglia dire veramente quella frase. Disprezzo sentimentale. Mah. Era tanto per ferirla, per dire qualcosa, per fare effetto, per cercare un significato dove un significato non c'è. Niente.

Un'altra curva. Certo che va proprio bene questa macchina, non c'è che dire. Alessandro mette un ed. Alza la musica. Non c'è niente da fare, quando ci manca qualcosa dobbiamo riem pire quel vuoto. Anche se quando ci manca l'amore non c'è veramente nulla che basti.


Tre


Stessa ora, stessa città, solo più lontano.

"Fammi vedere come mi sta!"

"Ma sei ridicola! Sembri Charlie Chaplin!"

Olly va su e giù sul tappeto della camera di sua madre, vestita col completo blu di suo padre, almeno cinque taglie più grande di lei. "Macché, mi sta meglio che a lui!"

"Ma poverino, tuo papa c'ha solo un po di pancia..."

"Un po? Sembra il tricheco del film volte il primo baciol Guarda qui, i pantaloni!" Olly se li prende alla vita e li allarga con la mano. "Questo è il sacco di Babbo Natale!"



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