
Alessandro preme il tasto e cambia stazione. Qualsiasi pezzo ma non questo. Non c'è niente di peggio quando la tua unica ragione diventa il lavoro.
Lungotevere. Lungotevere. Ancora Lungotevere. Alza il volume per perdersi nel traffico. Ma a un semaforo Alessandro si ferma e viene raggiunto da una piccola minicar. C'è scritto dietro "Lingi" e una musica a palla arriva dai finestrini aperti. Sembra di stare in discoteca. Al volante due ragazze coi capelli lunghi e lisci, una bruna, l'altra bionda. Tutte e due hanno grandi occhiali stile anni Settanta, col bordino bianco piccolo, mentre le lenti sono enormi con sfumature sul marrone. Eppure è notte. Una ha un piccolo piercing al naso. Minuscolo, una specie di neo metallico. L'altra fuma una sigaretta. Non si scambiano una parola. Gli viene in mente la scena di Harvey Keitel nel Cattivo tenente. Vorrebbe farle scendere e fare proprio come in quel film, ma magari c'è ancora in giro il tipo dello scooter, magari sono amiche sue o peggio di quel carabiniere. Così le lascia partire. Verde. E poi non è così che si affrontano le cose. La rabbia, il fastidio di quel "disprezzo sentimentale" vanno incanalati verso altre mete. Alessandro lo ha sempre detto a tutti, la rabbia deve generare successo. Ma il successo cosa genera?
La Mercedes ora è ferma a Castel Sant'Angelo. Alessandro cammina sul ponte. Guarda i turisti, il loro chiacchierare allegro, abbracciati, confusionari, giovani ragazzi sorpresi da Roma, dalla bellezza di quel ponte, dal semplice fatto di non
stare al lavoro. Una coppia più adulta. Due giovani atleti dai capelli corti e le gambe lunghe, l'iPod alle orecchie e la mappa piegata tra le mani. Alessandro si ferma, sale sul bordo del ponte coi piedi. Si alza sul parapetto. Si appoggia e guarda giù. Il fiume. Scorre lento, silenzioso, avido di altra sporcizia.
