Anche Guillermo imparò le canzoni, ed esse mutarono il suo forte registro di tenore al punto che la sua voce, che dopo tutto era stata assolutamente normale, divenne qualcosa di mirabile e di insolito. Un giorno Guillermo disse a Sugar: — Ehi, Sugar, la tua musica è tutta sbagliata, ragazzo. Ma mi piace il modo in cui la sento nel naso! E lo sai, mi piace anche come me la sento in bocca!

Alcune delle canzoni erano inni: — Lasciami affamato, Signore! — cantava Sugar, e la squadra si univa a lui.

Alcune erano canzoni d’amore: — Trovati qualcun altro, — cantava Sugar con rabbia; — Ho sentito la tua voce al mattino, — cantava Sugar teneramente; — È già estate? — cantava triste Sugar, e anche la squadra cantava con lui.

Con il passare dei mesi la squadra cambiò, un uomo se ne andava al mercoledì e un altro prendeva il suo posto al giovedì, a seconda degli operai specializzati che erano richiesti nei vari cantieri. Ogni volta che c’era un nuovo arrivato, Sugar rimaneva zitto, finché questi non avesse dato la sua parola, e così il segreto era al sicuro.

Ciò che alla fine distrusse Sugar fu il semplice fatto che le sue canzoni erano indimenticabili. Gli uomini che se ne andavano, proponevano le canzoni ai componenti della loro nuova squadra; questi ultimi le imparavano e le insegnavano ad altre squadre. Gli uomini insegnavano le canzoni nei bar e nelle strade; la gente imparava in fretta ad amarle; e un giorno un’Osservatore cieco udì le canzoni e comprese immediatamente chi per primo le avesse cantate. La musica era di Christian Haroldsen, perché in quelle melodie, per quanto semplici, soffiava il vento delle foreste del nord e la caduta delle foglie aleggiava oppressiva in ogni nota e… l’Osservatore sospirò.



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